Niccolò Doria, Scalzo


Discendente dalla nobile famiglia ligure Doria, nacque a Genova il 18 maggio 1539. Per qualche oscura ragione mancano del tutto informazioni sulla sua giovinezza. Evidentemente, nelle biografie autorizzate, qualche elemento poteva riuscire inadeguato. Si sa solo che intorno ai trent’anni si ritrovò a migliaia di chilometri dalla sua patria, ad esercitare con molta competenza e abilità l’attività di banchiere in Spagna fino al giorno in cui fu molto impressionato da un naufragio in cui rischiò la vita e decise di dare una svolta alla sua esistenza. Ed in un paio d’anni di formazione che si comprende piuttosto approssimativa, divenne prete (1576).

L’anno successivo, nel 1577, persuaso da un amico di vecchia data, anch’egli italiano con
una vita avventurosa alle spalle, Ambrogio Mariano Azaro, decise di entrare come novizio tra gli Scalzi di Siviglia. Sempre con una carriera fulminante, dopo aver professato il 25 marzo 1578, nel 1579 è priore della principale casa di formazione degli Scalzi a Pastrana. Nel 1581, a tre anni dalla professione, fu eletto consigliere della nuova provincia autonoma dei “contemplativi”, pur sempre inserita all’interno dell’Ordine Carmelitano, precedendo per numero di voti, i primi due frati che avevano seguito S. Teresa, p. Antonio de Heredia e p. Giovanni della Croce.

E finalmente nel 1585, dopo la morte di S. Teresa, fu eletto provinciale e la storia della famiglia teresiana subì una svolta che sarebbe perdurata nel tempo verso lo stile della descalcez, ossia lo stile fortemente penitenziale-eremitico diffuso tra tutti gli Ordini spagnoli, dai Francescani agli Agostiniani, a prescindere dai diversi carismi.

Sotto la sua guida, la provincia dei “contemplativi” Carmelitani cambiò di segno, come fu  profondamente mutata la legislazione sia dei frati che delle monache, raggiungendo in circa un decennio, con il supporto del peso diplomatico di Filippo II, il distacco dall’Ordine Carmelitano al cui interno S. Teresa e S. Giovanni della Croce avevano vissuto e avevano professato.


A questo obiettivo fortemente voluto dal Doria, si associarono vari eventi interni come la marginalizzazione di S. Giovanni della Croce, l’espulsione di p. Girolamo Gracian, fondamentale collaboratore della madre Teresa e le penitenze severe imposte alle priore che più avevano sostenuto Teresa nelle sue fondazioni, come la Ven. Anna di Gesù (Lobera) e Maria di S. Giuseppe (Salazar).

Dopo aver ottenuto con le sue conoscenze, contro il parere dell’Ordine e del nunzio di Spagna, la separazione degli Scalzi dall’Ordine Carmelitano, mentre si stava recando al primo capitolo generale del nuovo Ordine, morì improvvisamente ad Alcalà il 19 maggio 1594, senza diventare primo generale eletto, ma solo di nomina pontificia. Qualcuno, come Maria di S. Giuseppe, vide in questa imprevedibile dipartita, un singolare evento provvidenziale. Ma le norme del governo erano state ormai modificate in profondità così come erano stati allontanati per tempo ed intimiditi quanti avrebbero desiderato un diverso corso degli eventi.

Grazie alla sua opera determinata e priva di esitazioni verso quanti mostravano un ideale religioso differente, i “contemplativi” iniziati da S. Teresa divennero a tutti gli effetti Scalzi, un Ordine autonomo, con uno stile di vita fortemente ascetico e rigoristico, privo di missioni e con limitatissima attività apostoliche, capace di escludere i suoi membri dagli studi universitari per secoli. Tanto poco l’approdo sembrava rispecchiare il primo ideale umanistico teresiano che nel 1600 gli Scalzi si suddivisero in dueOrdini diversi, seppure chiamati Congregazione d’Italia e Congregazione di Spagna, ciascuna con sue Costituzioni e con un suo generale. E tornarono a riunirsi, per obbedienza al Papa, solo nel 1875.


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